Aperitivo in vigna Castellaro

Geoevento – Evoluzione geologica di Lipari

Le Isole Eolie, Patrimonio dell’Umanità per l’importanza dei vulcani attivi e spenti che le hanno edificate, non potevano non essere idealmente presenti nell’ambito delle manifestazioni e degli eventi che si sono tenuti a livello nazionale per la “Settimana del Pianeta Terra”.

Grazie all’insostituibile collaborazione di Genny Battocletti, geologa tirocinante presso l’associazione, Nesos ha pertanto organizzato un appuntamento con l’affascinante e complessa storia evolutiva dei vulcani di Lipari, presentandola ai partecipanti sotto forma di percorso a tappe: partendo dai primi centri eruttivi di circa 300.000 anni fa, si è arrivati fino all’ultimo episodio, la colata di rioliti ossidianacee di Rocche Rosse formatasi soltanto 800 anni fa, lungo una successione di tabelle illustrative e marker cronologici allestita nella suggestiva “galleria” delle cave di caolino.

Ambientare questo racconto tra le argilliti policrome e le cristallizzazioni presenti nei prodotti di alterazione che caratterizzano diffusamente l’area – complice anche uno splendido pomeriggio autunnale – ha certamente reso più agevole misurarsi con argomenti e termini scientifici avendo la percezione di esplorarli e toccarli direttamente sul campo.

L’evento si è concluso in bellezza con la degustazione di un ottimo “Bianco Pomice”, offerto dalle cantine Tenuta di Castellaro sul belvedere, davanti al sole che tramontava tra le sagome grigie di Filicudi e Alicudi, dopo una visita guidata alla barricaia scavata nei tufi vulcanici la cui età e la cui genesi, ormai, non avevano più segreti.

Per chi non c’era, ma anche per coloro che hanno partecipato – ed erano tanti – i testi e i disegni realizzati da Genny Battocletti possono costituire un’ottima sinossi della storia dei vulcani di Lipari, ancora vivi benché assorti in un’apparente quiete appena interrotta da qualche fumarola e da sorgenti calde.

Al tramonto

Evoluzione geologica di Lipari

a cura di Genny Battocletti

L’isola di Lipari, la più estesa dell’arco eoliano, rappresenta la parte emersa di un ampio apparato vulcanico che possiede una base morfologica a 1000 metri di profondità al di sotto del livello del mare. Quindi, considerando che la parte più elevata dell’isola corrispondente a M.te Chirica si eleva 602 metri s.l.m., stiamo parlando di un vulcano di 1600 metri di sviluppo verticale. Lipari è composta dalla sovrapposizione nel tempo e nello spazio dei depositi delle eruzioni di diversi centri eruttivi che hanno dimostrato differenti stili e tempi di attività.

Per quanto riguarda la porzione emersa dell’apparato vulcanico si edifica circa negli ultimi 300.000 anni, mentre l’attività più recente risale al 1220 d.C. con l’effusione della colata di Rocche Rosse. Da un punto di vista vulcanologico l’isola di Lipari è da considerarsi attiva anche se le manifestazioni attualmente riscontrabili sono rappresentate da fumarole di bassa temperatura (80-90°C) e sorgenti di acqua calda (57°C). L’evoluzione geologica dell’isola può essere suddivisa, per semplificazione, in cinque epoche eruttive intercalate da altrettante fasi di quiescenza.

Prima epoca eruttiva ca. 300.000-188.000 anni fa

1 Epoca Eruttiva

Il periodo della prima epoca eruttiva vede la progressiva emersione dell’isola dal mare in un periodo in cui il livello marino era più basso di quello attuale di circa 130 metri. Questo fatto giustifica la natura subaerea dei prodotti vulcanici correlati agli edifici vulcanici attivi in questo periodo. Le eruzioni si verificano in centri eruttivi più o meno allineati in direzione N-S nella porzione occidentale dell’isola di Lipari.

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La fase iniziale di queste eruzioni presenta uno stile eruttivo idromagmatico, caratterizzate quindi dall’interazione del magma con acqua esterna (marina) che innesca le eruzioni e genera esplosività. Man mano che i condotti di alimentazione (camini vulcanici) vengono isolati dall’esterno tramite la costruzione degli edifici vulcanici stessi l’attività vulcanica diventa più propriamente magmatica evolvendo ad attività esplosiva stromboliana (lancio intermittente di scorie e brandelli di lava) ed infine concludersi con l’effusione di colate di lava. Le strutture vulcaniche figlie di questo periodo sono caratterizzate da forme particolarmente appuntite e da pendenza dei versanti particolarmente elevata prendono la denominazione locale di Timponi.

Fase di quiescenza 188.000-170.000 anni fa

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Stato di riposo, di temporanea inattività del vulcano. Possono essere manifeste attività secondarie correlate al vulcanismo come per esempio fumarole e sorgenti termali.

Seconda epoca eruttiva 170.000-114.000 anni fa

2 Epoca Eruttiva

L’attività vulcanica della seconda epoca eruttiva si sposta nella parte centrale dell’isola con la costruzione della maggior parte dello stratocono di M.te Chirica e della parte basale di M.te S. Angelo. Più ad est si ha la messa in posto degli scoria cone gemelli di M.te Rosa allineati E-W.

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Stratocono: edificio vulcanico poligenico, costruito nel corso di diverse fasi di attività vulcanica, di forma conica semplice e cratere sommitale composto dalla sovrapposizione di strati di lava e depositi piroclastici.

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Scoria cone o cono di scorie: collina di forma conica, formata di frammenti vulcanici che si sono accumulati attorno ad una bocca eruttiva dopo essere stati lanciati in aria durante un’attività moderatamente esplosiva (es. stromboliana). Le scorie posso saldarsi l’una all’altra se la loro temperatura è abbastanza elevata nel momento in cui raggiungono il suolo.

Fase di quiescenza 114.000-105.000

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Terza epoca eruttiva 105.000-81.000

3 Epoca Eruttiva

In questa epoca si verifica la costruzione della parte mediana e sommitale dell’apparato di M.te S. Angelo con la messa in posto delle lave a cordierite e delle piroclastiti a foglie. Quest’ultime hanno origine da eruzioni idromagmatiche che generano tufi che avranno grande distribuzione areale. Molto probabilmente in questo periodo esisteva un lago che riempiva una depressione morfologica tra M.te S. Angelo e M.te Chirica, l’interazione tra i tufi e le acque lacustri generò dei flussi di lahar (colata di fango di materiale piroclastico) che inglobarono foglie e resti vegetali fossilizzandoli.

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Fase di quiescenza 81.000-43.000

Durante questa fase di quiescenza dei vulcani di Lipari si verifica la registrazione degli episodi vulcanici avvenuti nelle isole circostanti: i Tufi Bruni provenienti da Vulcano sono i più frequenti, i Tufi Grigi provengono dal centro eruttivo di Pollara dell’isola di Salina mentre l’Ischia Tefra dall’isola di Ischia.

Tufi Bruni

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Quarta epoca eruttiva 43.000-20.000 anni fa

4 Epoca Eruttiva

Durante la quarta epoca eruttiva si verifica l’edificazione del settore meridionale dell’isola di Lipari con lo spostamento dei centri eruttivi a sud del bordo di collasso vulcano-tettonico sul fianco dello stratocono di M.te S. Angelo presso Quattrocchi.

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In questo periodo si verificano violente esplosioni che generano un colonna eruttiva formata da gas e materiali vulcanici. Quando la colonna eruttiva collassa si generano delle correnti piroclastiche di elevata temperatura, velocità e tasso di dispersione areale che annientano tutto ciò che incontrano. Successivamente in prossimità dei crateri si mettono in posto i duomi vulcanici di M.te Guardia, M.te Giardina, S. Lazzaro, Capparo-Falcone, Castello, Punta S. Giuseppe, Portinente, ecc.

Un duomo è un corpo magmatico di natura viscosa che esce da un camino vulcanico, si forma per accrescimento e rigonfiamento dall’interno in seguito a successivi apporti di magma.

Fase di quiescenza 20.000-9.000 anni fa

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Quinta epoca eruttiva 9.000 anni fa-1.220 d.C.

5 Epoca Eruttiva

In questa ultima fase si verifica lo spostamento dell’attività vulcanica nel settore N-E dell’isola. Circa 9.000 anni fa si imposta un ampio cono di pomici del Vallone del Gabellotto, ora intensamente smantellato ed eroso che rappresenta la porzione basale del cono composito V. del Gabellotto – M.te Pilato. A questa attività di lancio di pomici segue l’effusione della duomo-colata ossidianacea di Pomiciazzo.

All’incirca 1.600 anni fa si ha l’attivazione del centro di Forgia Vecchia, si imposta un cratere largo 3-400 metri dal quale si ha il lancio di pomici e successivamente l’uscita dal bordo E della duomo-colata che incombendo sull’abitato di Canneto si divide in due lobi.

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Nel 776 d.C. si attiva il centro eruttivo di M.te Pilato con la messa in posto di un cono di pomici alto 150 metri e largo 1 km costituito da depositi piroclastici pomicei.

Infine, nel 1.220 d.C. dal lato NE del cratere di M.te Pilato esce la duomo-colata ossidianacea di Fossa delle Rocche Rosse, questa rappresenta un bellissimo esempio di colata riolitica ossidianacea in quanto alla purezza dell’ossidiana, dello sviluppo del carapace (superficie esterna della colata) e per le strutture di flusso della colata.

Fase di quiescenza 1.220 d.C. – attuale

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Le carte geologiche di Lipari sono tratte da:
Calanche et alii, 2007
Guida ai vulcani e alla natura delle Isole Eolie

Aperitivo in vigna Castellaro

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