Lucertola delle Eolie – Aeolian Wall Lizard – Podarcis raffonei

podarcis raffonei

Negli anni Cinquanta del XX secolo, lo zoologo Robert Mertens ha studiato le lucertole delle Isole Eolie, descrivendo alcune popolazioni presenti negli isolotti come “razze insulari” della comune lucertola campestre (Podarcis siculus) e segnalando la presenza a Vulcano della lucertola siciliana (Podarcis waglerianus). In realtà, quest’ultima, insieme a due delle razze descritte – quelle di Strombolicchio e di Scoglio Faraglione – appartenevano a una nuova specie, riconosciuta soltanto mezzo secolo più tardi grazie a nuove indagini condotte su base genetica: la lucertola delle Eolie (Podarcis raffonei). A queste tre popolazioni, inoltre, si aggiungeva quella scoperta sul faraglione La Canna dagli alpinisti che lo avevano scalato per la prima volta nel 1973.

Come è possibile che una specie sia presente su isolotti distanti tra loro decine e decine di miglia e, invece, manchi nelle rispettive isole maggiori?

Il problema sembra essere stato una “convivenza” difficile: la lucertola che originariamente abitava tutte o buona parte delle Eolie si sarebbe trovata in svantaggio di fronte a una nuova arrivata, la lucertola campestre, giunta in queste isole probabilmente a seguito dell’uomo (e dunque solo a partire da 7000 anni fa). La competizione tra le due specie avrebbe causato l’estinzione della lucertola nostrana nelle isole maggiori, mentre le popolazioni che erano rimaste isolate su Strombolicchio, Scoglio Faraglione e La Canna hanno potuto sottrarsi all’infausto destino.

Il caso di Vulcano è più complesso: quest’isola è stata l’ultima ad essere abitata stabilmente dall’uomo, e dunque potrebbe essere stata colonizzata dalla lucertola campestre solo recentemente; durante il mezzo secolo trascorso dalle ricerche di Mertens, infatti, la specie eoliana è scomparsa dalla maggior parte delle località dove era stata osservata, e oggi ne sopravvive soltanto una piccola popolazione che – probabilmente – ha i giorni contati.

Così, la specie più importante della biodiversità delle Eolie, paradossalmente, viene attualmente considerata come una tra quelle maggiormente esposte al rischio di estinzione a livello europeo. L’isolamento geografico dei nuclei superstiti, infatti, impedisce il flusso genico e minaccia la struttura stessa di queste popolazioni. Inoltre, considerando che queste ammontano complessivamente a meno di 2000 individui, è facile immaginare come anche il minimo disturbo o alterazione dell’habitat possa produrre conseguenze gravi e probabilmente irrimediabili per la loro sopravvivenza.

Nonostante ciò, la popolazione di Strombolicchio sembra avere superato indenne il bombardamento della parte sommitale dell’isolotto, che a fine Ottocento è stato minato per realizzarvi un faro. A Strombolicchio vivono individui di taglia maggiore rispetto alle altre popolazioni, che superano i 10 cm di lunghezza (coda esclusa), e che sono caratterizzati da un colore intensamente scuro; quelli di Scoglio Faraglione e della Canna, invece, hanno una colorazione violacea, e i maschi assumono un verde brillante nelle parti dorsali durante la stagione riproduttiva. In tutte le popolazioni, invece, la reticolatura dorsale tipica di molte lucertole è quasi completamente assente.

Dato che le prede negli isolotti possono risultare piuttosto scarse, pur essendo prevalentemente insettivora la lucertola delle Eolie si è adattata a sfruttare ogni possibile risorsa, includendo nella propria dieta sostanze vegetali e addirittura i resti delle carcasse di uccelli predati dai falchi. L’attività è più intensa tra aprile e ottobre, quando le femmine depongono 2-3 uova anche tre volte all’anno, ma può verificarsi anche in inverno, in presenza di giornate soleggiate e miti; nei mesi estivi, invece, si riduce sensibilmente durante le ore centrali del giorno, quando il calore delle rocce nude diviene eccessivo anche per animali che hanno bisogno di esporsi alla luce solare per regolare la propria temperatura corporea.


In 1950’s the zoologist Robert Mertens has studied the lizards of the Aeolian Islands, describing some populations from islets as “island races” of the Italian wall lizard (Podarcis siculus) and recording the occurrence at Vulcano of the Sicilian wall lizard (Podarcis waglerianus). The latter, together with two of the described races – those from Strombolicchio and Scoglio Faraglione – belonged instead to a new species, which has been recognized only half century later on the basis of new genetic investigations: the Aeolian wall lizard (Podarcis raffonei). To these populations there has also been added that discovered on La Canna by the climbers who reached the top of the islet for the first time in 1973.

How it is possible that a species inhabits islets distant from each other dozens of miles and, on the other hand, lacks in the respective, major islands?

The answer seems to be the difficult “cohabitation”: the lizard who originally occurred on all or most of the Aeolian Archipelago would have been disadvantaged respect the newcomer Italian wall lizard, which colonized these islands probably as result of an human introduction (therefore, just from 7000 years ago). The competition between the two species may have caused the extinction of the Aeolian lizard on the larger islands, while the populations that remained isolated on Strombolicchio, Scoglio Faraglione and La Canna have escaped this unfortunate fate.

The case of Vulcano is more complex: the island was the last to be permanently occupied by humans, and therefore may have been colonized by the invasive lizard only recently. During the past half century, in fact, the Aeolian lizard disappeared from most places where it had been observed and at present it survives just with a small populations, for which the extinction could happen in a short time.

Thus, the species considered as the most important representative of the Aeolian biodiversity, paradoxically, is currently included among those critically endangered at the European level. The geographic isolation of the surviving populations, in fact, is a barrier for gene flow and a threat for their structure. Furthermore, considering that these include on the whole less than 2000 specimens, it is not difficult to estimate that even the slightest disturbance or habitat alteration may produce serious and irremediable impact for their survival.

Nevertheless, that of Strombolicchio was able to overcome without relevant trauma the destruction of the top of the islet, which has been detonated at the end of the 19th century during the building of a lighthouse. Specimens from this islet are larger respect those from other populations, reaching 10 cm in length (excluding the tail), and are characterized by an intense darkish color, while on Scoglio Faraglione and La Canna the color is purplish-brown and the males show a bright green in the dorsal part during the reproductive season. In all the populations, the dorsal reticulation typical of many lizards is almost completely lacking.

As preys in the islets may be rather scarce, and although it is mainly insectivorous, the Aeolian lizard has adapted to exploit all the possible resources, including in the diet vegetal matter and even the remains of carcasses of the bird hunted by falcons. The activity is most intense between April and October, when the females lay 2-3 eggs three times per year, but can also occur in the mild and sunny days of winter. In the summer months, however, it is significantly reduced during the middle hours of the day, when the heat of bare rocks becomes excessive even for animals that need to be exposed to the sun to regulate their body temperature.podarcis raffonei 1


 


Per ulteriori approfondimenti leggi:

For further details read (in Italian – English abstract):

PIETRO LO CASCIO

ATTUALI CONOSCENZE E MISURE DI CONSERVAZIONE PER LE POPOLAZIONI RELITTE DELL’ENDEMICA LUCERTOLA DELLE EOLIE, PODARCIS RAFFONEI (Squamata Sauria)

RIASSUNTO

Podarcis raffonei, specie endemica esclusiva delle Isole Eolie attualmente presente in quattro stazioni relitte e geograficamente isolate tra loro, è stata inclusa tra le specie criticamente minacciate (CR) nella Lista Rossa dell’IUCN; la consistenza numerica delle sue popolazioni viene infatti stimata in 920-1380 individui, presenti in una superficie complessiva di c. 20.000 m2. Oltre a quelli derivanti dalla frammentazione e dalla ridotta dimensione di tali popolazioni, che si riflettono sulla loro struttura genetica (assenza di flusso genico, bassa variabilità, ecc.), tra i principali problemi di conservazione si annoverano la competizione con Podarcis siculus, il disturbo antropico diretto e/o indiretto, l’assenza di normative specifiche di tutela e, in generale, i discutibili criteri di gestione cui risultano sottoposte le aree protette e i Siti Natura 2000 designati nelle stazioni occupate dalla specie. Dopo una breve disamina delle conoscenze biologiche ed ecologiche disponibili e del loro diverso grado di approfondimento per le singole popolazioni, vengono discusse alcune proposte per la loro tutela e conservazione, evidenziando la necessità di attuare interventi urgenti finalizzati alla re- introduzione della specie nell’ambito del suo areale, al suo inserimento in allegato alla Direttiva 43/92/CEE e alla diffusione di una corretta informazione presso le comunità locali relativamente alla sua importanza biologica e conservazionistica.

SUMMARY

Current knowledge and conservation measures for relict populations of the endemic Aeolian wall lizard Podarcis raffonei. The Aeolian wall lizard Podarcis raffonei, strictly endemic to Aeolian Islands, where it occurs just in four relict and geographically isolated stations, has been included among the critically endangered species in the recent IUCN Red List. The abundance of its populations is estimated at 920-1380 individuals, spread over an area of approximatively 20,000 m2. Other than problems resulting from fragmentation and small size of these populations, which are reflected on their genetic structure (lack of gene flow, low genetic variability, etc.), main conservation problems include 1) competition with Podarcis siculus, 2) direct or indirect human disturbance, 3) lack of legal measures to protect the species, and 4) questionable management policies concerning the protected areas and the Natura 2000 sites designated for the stations occupied by the species. After a short synthesis on the available biological and ecological information, as well as on the different level of detail concerning each population, some proposals on the conservation of the species and protection are discussed. In particular, the author highlights the need for urgent actions aimed at re- introduction of the species within its distribution range, its inclusion in the Annex to 92/43/EEC Directive, and implementation of appropriate information in the local communities regarding the conservationist and biological importance of this lizard.

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